Glitter & Champagne
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Indossare la sciarpa per me equivale a sentire ancora addosso il tepore della coperta. Mi piace infatti l’idea di avere questo splendido accessorio girato intorno al collo a mò di collare e, quando il freddo punge, tirarlo fin sulla bocca. E’ un po’ come ritrovarsi nel calduccio del proprio letto, con il piumone fin sulla testa a tumularti viva e da cui è una inaudita violenza doversi allontanare. Così, al gran sacrificio a cui ognuna di noi (per i motivi più disparati!) è chiamata a far fronte ogni mattina alzandosi, io rispondo con una bella “imbacuccata” nello sciarpone! Che farci se mi consolo con poco?
Non tutti sanno però che questo capo ha origini molto antiche: le prime testimonianze lo vogliono indosso agli antichi romani circa 2.500 anni fa. La sciarpa veniva utilizzata prettamente dagli uomini e si trattava di una striscia di stoffa detta “sudarium”, legata in vita o messa al collo in estate, per detergere la pelle dal sudore. Era conosciuta anche in Cina dal III secolo a.C., come attestato dalle statue della celebre Armata dei guerrieri di terracotta della dinastia Qin Shi Huang. In questo caso, la striscia di stoffa rappresentava un segno distintivo del rango del guerriero. Altri soldati che, nell’antichità, fecero uso di sciarpe come scudo dal freddo furono i legionari romani dislocati in Gallia e nelle terre germaniche. Non da meno fecero i Franchi, i quali sfoggiarono una sorta di bandoliera chiamata “skerpa” annodata intorno al collo. Il termine si è poi evoluto nella parola francese moderna “echarpe”.
Nato quindi come accessorio bellico maschile, il capo ha subito una forte evoluzione. Dapprima la si ritrova in “veste” di cravatta al collo degli uomini francesi del 1600. L’intuizione, copiata da Luigi XIV che istituì un “cravattaio del re”, la si deve però ai mercenari croati che, nel corso della guerra dei Trent’anni, indossarono sulla divisa un foulard rosso o bianco come segno di fedeltà verso le proprie mogli. Tanto è vero che l’etimologia del termine cravatta deriva dal croato Krvat.
Nei secoli successivi la sciarpa, come ornamento per ripararsi dal freddo, fu adottato anche dalle donne. Napoleone Bonaparte donò alla moglie Giuseppina dei capi di cashmere acquistati nei suoi viaggi in India, contribuendo a diffonderne l’uso. Ovviamente, il tipo di stoffa e la relativa qualità variava tra le differenti classi sociali, permettendo di distinguere le persone più benestanti da quelle indigenti. Sul finire dell’800 le sciarpe sono diventate un accessorio di uso comune, utilizzato da donne e uomini di ogni ceto. Questi ultimi in particolare ne subirono il fascino grazie al “dandismo”, che rese la sciarpa un indispensabile sinonimo di eleganza.
Ormai è un accessorio “sdoganato”, utilizzato in tutte le condizioni climatiche anche e solo per puro vezzo. Ciò è consentito anche dalla varietà dei tessuti con cui questo accessorio è realizzato. Infatti, dalle prime sciarpe fatte a maglia e risalenti al 1783 presso il Ducato di Cracovia, a quelle di oggi prodotte con ogni tipo di materiale, notiamo quanti… colli abbia avvolto questo capo.
Accessorio amato ed imprescindibile del mio guardaroba e nei miei outfit, nel corso degli anni ho avuto modo di apprezzarne la qualità, il pregio e le fantasie di numerosi brand tra cui, in particolare, Manila Grace. Quel made in Italy che si è andato un po’ perdendo in favore di altri paesi è il fiore all’occhiello di questo gruppo, che opera nel fashion dal 1989. Come si legge sul sito “Un tessuto deve raccontare una storia. Ho bisogno di tattilità e morbidezza, la mia moda non deve provocare nessuno ossequio, al contrario, deve fare compagnia: vedo, tocco, compro e porto nel mio quotidiano”. A parlare è la fashion designer Alessia Santi che propone contaminazioni, sovrapposizioni, per una donna attiva, in continuo movimento ma che non vuole rinunciare a classe ed originalità. E che la femminilità proposta da Manila sia un mix di stili viene evidenziato anche dalle tinte e dai tessuti utilizzati, senza allontanarsi dal comfort, dalla contemporaneità, semplicità ed unicità dei capi proposti. La Società, ormai conosciuta ed apprezzata anche all’estero, è la mia “copertina di Linus”: non giro mai senza un loro foulard, accessorio di cui vanto una discreta collezione. Potrei propormi come ambasciatrice del brand o testimonial: mi accontenterei di sbirciare in anteprima le nuove collezioni, di provare le nuove proposte e… riciclare le “vecchie”, qualora avessero problemi a disfarsene!

Lanciata la mia proposta (affatto indecente!), mi riavvolgo nel mio ultimo acquisto effettuato nello store di Firenze, e mi accingo ad una passerella sul corridoio del mio ufficio… TAPPA: pausa pranzo!

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Rossella Santini

Sono una sognatrice (anche troppo) romantica, ottimista, solare (per forza, sono del leone!) e un po' logorroica, amante dell'arte, della letteratura, di viaggi, libri, di fotografia e naturalmente della moda. Ah dimenticavo: adoro i glitter e ovviamente lo champagne (di ottima annata!)

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