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La classe operaia va all’inferno

 

E se la connessione diventa dipendenza?

Secondo le statistiche il tempo medio di utilizzo quotidiano della tecnologia digitale da parte di un adolescente, supera le 7 ore extra scolastiche ( con picchi che raggiungono le 13 ore!!)
Il 71% usa lo smartphone durante l’orario scolastico ed un quinto si sveglia di notte per vedere se è arrivato un messaggio .
Così perennemente “connessi” da rischiare la vita!

Il virtuale diventa reale?
Il lavoro non è solo sinonimo di subalternità e sfruttamento, come quarant’anni fa, anzi oggi è diventato opportunità di relazioni, amicizia, crescita sociale e culturale.
Ma oggi la robotizzazione ha ridotto enormemente il bisogno di manodopera.
Se visitiamo una fabbrica moderna, la sensazione dominante è il silenzio, vuote, popolate da macchine e robot.
Siamo di fronte alla scomparsa di un’intera classe sociale, con i suoi valori e la sua cultura.
Arriveremo a maledire ciò che comporta la tecnologia digitale o forse riusciremo a conviverci cambiando radicalmente i nostri stili di vita?

Elogio della lentezza, della pigrizia o della stanchezza ?
Spesso i genitori, parlando dei loro figli, dicono ” eppure non gli ho mai fatto mancare niente “.
Ma se ad un ragazzo/a non è mai mancato niente, come potrà conoscere la necessità di costruire qualcosa per il proprio futuro?
Avere un sogno significa essere disposti a credere e a correre, ucciderlo significa rassegnarsi alla sedentarietà emotiva e mentale.
Dare tutto ad un giovane implica togliergli il desiderio.

È morto il congiuntivo
Privata di un luogo in cui possa essere esercitata una buona pratica, che fine farà la scrittura? Già violentata, piegata dalle esigenze richieste dalla tecnologia, senza più regole grammaticali, con i congiuntivi sbagliati, con una consecutio temporum cacofonica perché attinta dal linguaggio gergale e colloquiale, non potrà che perdere importanza.


Paolo Crepet ( psichiatra e sociologo ) pensa che la tecnologia ed i nuovi media non possono portare nulla di positivo anzi possano solo nuocere soprattutto ai giovani, non più abituati nemmeno a scrivere, disabituati a fare lavori manuali, che non dialogano più, diventati asociali, rinchiusi nelle loro camere da letto ( definiti loculi ) a smanettare tra tablet, PlayStation, smartphone, social network ecc..

Credo che ormai siamo entrati in questo vortice tecnologico ma l’importante è non esserne risucchiati !
Non possiamo più fare a meno della tecnologia, ma sono d’accordo con lui quando dice che è preoccupante non tanto per noi adulti, la cui identità è già formata, quanto per gli adolescenti, sui quali varrebbe la pena porsi delle domande.
Come sarà da adulto un bambino che ha comunicato sempre e soltanto attraverso un device?
Come farà a vivere relazioni sociali e/o provare sentimenti?

Vi consiglio di leggere questo libro, soprattutto se siete genitori ed avete dei bambini o adolescenti, perché potrebbe davvero essere illuminante!

 

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