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Il piccolo Tibet italiano: Livigno

Pur non amando alla follia la neve, ogni anno in inverno, mi concedo qualche giorno di vacanza in alta quota!
Quest’anno è toccato a Livigno

Livigno è una località dell’alta Valtellina posta a circa 1800 m di quota, ai piedi delle Alpi. Il paese si snoda lungo la strada che percorre per oltre 15 km l’intera valle attraversata dal torrente Spöl che convoglia le proprie acque verso l’Inn e da questo al Danubio per finire nel Mar Nero. Livigno è quindi uno dei comuni italiani non appartenenti a bacini idrografici italiani.
Lo Spöl scorre per metà del suo tratto iniziale nella Val di Livigno e per l’altra metà scorre nell’Engadina, in Svizzera.

È raggiungibile dal resto del territorio nazionale unicamente dalla Valtellina attraverso il Passo del Foscagno, (mantenuto di norma aperto tutto l’anno), percorrendo la Strada statale 301 del Foscagno, oppure dalla Svizzera tramite la Forcola di Livigno (transitabile solo in estate), passando per la Valle di Poschiavo, altrimenti attraverso la galleria stradale, dall’Engadina. Il tunnel di circa 3,5 km di lunghezza è a corsia unica (senso unico alternato) e a pedaggio. La galleria collega la parte bassa e alta dello Spöl evitando il tratto impraticabile del torrente.

Questa località è infatti conosciuta anche come il piccolo Tibet, in ragione delle caratteristiche geomorfologiche del luogo, che sono in parte simili a quelle himalayane: Livigno è infatti un altopiano circondato da montagne nel cuore delle Alpi Retiche.
Il clima di Livigno è tipicamente alpino, con inverni relativamente lunghi e sicuramente rigidi ed estati brevi e fresche.

 

MUS: il museo di Livigno
Il Museo, aperto dal 22 dicembre 2015, espone materiale etnografico che racconta le radici contadine di Livigno e Trepalle e le dinamiche che hanno portato al presente. L’edificio risale alla fine del ‘700 e presenta alcuni elementi tipici delle case tradizionali di Livigno, come la sc’tua, la cucina con il cendré (focolare) e il locale per la lavorazione del latte, ma anche caratteristiche particolari, come la notevole ampiezza (si distribuisce su ben quattro piani) e l’uso massiccio della pietra rispetto al tradizionale legno.
Il comune di Livigno gode dello status di zona extradoganale ed è pertanto esente da alcune imposte, come ad esempio l’IVA.
I prezzi delle merci vendute a Livigno sono esenti IVA. Chi visita Livigno trova conveniente l’acquisto di tabacchi, zucchero e alcolici, nonché merci di maggior pregio di cui occorre verificare la convenienza (profumi, orologi ecc.), le merci acquistate devono rimanere entro i limiti stabiliti dalle tabelle doganali. È molto conveniente anche il rifornimento di carburante.

 

L’originario principale motivo della nascita della zona franca era correlata all’isolamento che ha lungamente caratterizzato questa località; si pensi che sino all’inverno del 1952/53 (anno di avvio dell’apertura invernale del Passo del Foscagno) la comunità di Livigno rimaneva completamente priva di qualsiasi via di comunicazione con il resto del mondo per l’intero inverno, dalle prime nevicate autunnali fino alla fusione delle nevi nella primavera.
Ho trovato magnifica questa località che ci ha regalato paesaggi montani mozzafiato, splendide piste da sci, ottimo cibo e anche una notevole quantità di neve ( chi mi ha seguita sulle stories di Instagram avrà visto le nevicate di quei giorni!)

Se volete rivedere le mie mete invernali dello scorso anno potete rivederle QUI e QUI

Spero, come sempre, di esservi stata d’aiuto con i miei consigli di viaggio, vi auguro un buon inizio di settimana!

Visitare la diga del Vajont: dove si trova e come arrivare

Poco meno di un mese fa, sono andata qualche giorno in vacanza in montagna, nelle Dolomiti.
È stata un’occasione per visitare un luogo che avevo visto tanti anni fa ma ci tenevo a rivedere. Si tratta di un pezzo della storia italiana ( una triste storia a dire la verità ) : la diga del Vajont.

 

 

A Erto, uno dei paesi che costituiscono il territorio del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, si trova la Diga del Vajont.

La Diga del Vajont è stata, putroppo, teatro della tragedia procurata dalla frana del monte Toc nel lago artificiale della diga che provocò morte e desolazione nella valle sottostante. Era il 9 ottobre 1963.

A memoria della tragedia è stato allestito il museo del Vajont visitabile presso il Centro Visite del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane di Erto e Casso e dal 2007 è stato aperto al pubblico il coronamento della diga.

L’organizzazione delle visite è affidata al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Si potranno percorrere i primi venti metri di coronamento e osservare l’impressionanate scenario della frana del Monte Toc e della valle sottostante di Longarone, spazzata via in una notte.

 

9 Ottobre 1963 …Per non dimenticare

Il ricordo del Vajont amplifica la sua risonanza storica sui luoghi della memoria.
Per non dimenticare quell’assurda tragedia del 1963 si effettuano visite guidate nelle zone più colpite dove rimangono dei segni indelebili: oltre all’immensa frana, capitelli, chiesette, scheletri architettonici e impressionanti pavimenti di case antiche che ogni anno gli abitanti della valle puliscono dalle erbacce per farli riemergere insieme ai ricordi delle vite che lì ci abitavano.

 

 
Visitare la diga del Vajont: dove si trova e come arrivare

Al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, immersa nello spettacolare scenario delle Dolomiti è possibile visitare la diga del Vajont, un muro di cemento alto 261m la cui costruzione, tra il 1957 ed il 1960, portò dopo soli 3 anni al disastro di Longarone. Ma dove si trova esattamente? E come è possibile arrivare?

Raggiungere la diga del Vajont con mezzi propri non è complicato ed accanto al centro informazioni turistiche è presente un’area dove poter parcheggiare. Trattandosi di una strada montana si raccomanda sempre la massima attenzione alla guida.

 

 

Come visitare la diga del Vajont: rivivere il disastro di Longarone

Per visitare la diga del Vajont potrete optare per due soluzioni,  vediamo quali.


Visitare la diga del Vajont
Avendo a disposizione poco tempo da dedicare a questa bella escursione potreste decidere di partecipare ad una visita guidata della diga, della durata di un’oretta, acquistabile direttamente presso l’ufficio informazioni turistiche situato in loco. Una guida vi racconterà le tematiche che portarono la diga del Vajont ad essere la causa del disastro di Longarone, inoltre sarete accompagnati lungo il coronamento della diga stessa.

Rivivere il disastro di Longarone visitando i luoghi della memoria
Una validissima alternativa che vi farà davvero rivivere tutti gli eventi che portarono al tragico disastro di Longarone è rappresentata dalla visita dei “Luoghi della memoria“, un’iniziativa della PRO LOCO che tramite una visita guidata vi permetterà non solo di visitare la diga del Vajont ma anche di conoscere tutti i siti di maggior rilievo collegati agli eventi di quel lontano 9 ottobre del 1963. Ciò che rende questa opzione molto interessante e da prendere assolutamente in considerazione sono gli “Informatori della memoria“,  un gruppo di guide formato da volontari superstiti della tragedia misto a giovani del luogo.
Per conoscere le date di questi eventi potete rivolgervi alla Pro Loco di Longarone. Inoltre, facendo di Longarone la vostra base di partenza, è possibile raggiungere diverse incantevoli mete delle dolomiti.

 

 

Se passate da quelle parti vi consiglio di fermarvi, anche solo ad ammirarla da lontano, ne vale la pena.

 

 

The snow must go on

Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza. 

Antoine de Saint-Exupéry   Tratta da “Il piccolo principe”

 

Finalmente lei.. In tutto il suo splendore, o meglio in tutto il suo candore, ha fatto la sua presenza! Tanto attesa ed osannata da tutti coloro che amano la montagna in inverno, da tutti gli sciatori e non, è finalmente arrivata : la Neve!!!!

Si, perché il colmo è andare in montagna a gennaio e non vedere nemmeno un po’ di neve, se non quella artificiale sulle piste da sci, eppure quando ormai avevamo perso le speranze. nottetempo ha fatto la sua comparsa ed al mattino la rassegnazione ha lasciato spazio alla sorpresa di vedere finalmente tutto imbiancato! E quindi una bella passeggiata per il centro di Cortina ci stava alla grande con la neve tra i capelli, negli occhi, sul viso e sentire finalmente “l’odore di neve”, quell’odore particolare che c’è soltanto quando scende copiosa..

Una paio di boots Timberland che proteggono bene dal freddo e dall’acqua, un giubbino Peuterey con cappuccio caldo ed avvolgente, cappellino di lana, sciarpa, guanti termici e via che si parte.. Per vedere la neve quest’anno era forse l’unica occasione possibile!

Giubbino : Peuterey

Jeans: Liu Jo

Boots: Timberland

Cappello: OVS

Guanti: Decathlon

Sciarpa: OVS

Borsa: Twin set

 

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