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Fashion & Lifestyle

Vegan chic ovvero come convertirsi al cibo sano e morale

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Le tragicomiche avventure di un onnivoro perdutamente innamorato di una donna con abitudini alimentari che lui pensava destinate solo ai ruminanti. Un libro divertente e affettuoso su una delle ossessioni della borghesia moderna: il cibo sano e morale.

 

Già da qualche anno sta spopolando il veganismo che è un movimento animalista che promuove il cambiamento dello stile di vita individuale al fine di perseguire l’obiettivo di eliminare quelle attività umane considerate, dal movimento stesso, come maltrattamento degli esseri viventi appartenenti al regno animale, nonché ogni loro uccisione che sia operata dall’uomo per qualsivoglia scopo, incluso quello alimentare. Gli aderenti a tale movimento vedono come unico mezzo sicuro per raggiungere questo loro obiettivo la scelta radicale di abbandonare nell’economia il ricorso all’utilizzo, diretto e indiretto, di risorse animali per qualunque fine, eliminando in tal modo ogni causa che potrebbe provocare la sofferenza animale, e per questa ragione promuovono e praticano loro stessi uno stile di vita basato su risorse non provenienti dal mondo animale.

 

È una scelta di vita piuttosto drastica, devo ammetterlo, non credo in tutta sincerità che mi sentirei mai pronta a fare un tale cambiamento di vita, pur condividendo le ragioni di tale scelta e devo dire che alcuni piatti vegani ( anche torte ) li ho provati e con grande stupore li ho trovati buoni.
Questo libro mi è stato prestato da un’amica e mi è piaciuto moltissimo, tuttavia non condivido la scelta obbligata del protagonista che per amore è stato costretto a cambiare le sue abitudini alimentari: il rispetto e la libertà di pensiero dovrebbero essere alla base di un rapporto.
Ho amici vegani ed è capitato di mangiare insieme al ristorante ma nessuno ha avuto nulla da ridire o fatto illazioni, il rispetto per le scelte personali viene prima di tutto!

Questa è la vera storia di Fausto Brizzi, noto regista famoso per aver diretto il film “Notte prima degli esami” e sua moglie Claudia Zanella, attrice.

Sposare una vegana ha conseguenze imprevedibili. Puoi ritrovarti a brucare l’erba da un vaso sul terrazzo, e sentirti in colpa per tutte le telline mangiate nella tua «crudele» vita precedente. Seguire questa dieta, scopri inoltre, comporta un grande dispendio di energie e – chissà perché? – di denaro. Roba da diventare nervosi per davvero, ancor piú quando, dopo mesi di torture, con sorpresa e quasi fastidio, sei costretto ad ammettere che i tuoi esami medici sono, per la prima volta, perfetti. A ogni modo, la storia di Fausto e Claudia ha un lieto fine, nel senso che Claudia vince (stravince, sarebbe piú corretto dire) e Fausto si arrende (senza nemmeno l’onore delle armi). Le cose vanno bene. Solo che, proprio sui titoli di coda, spunta una complicazione: l’imminente arrivo di una figlia. Avrà cuore, Fausto, di farne un’erbivora fin dalla nascita?

In qualunque modo la pensiate, che siate o no favorevoli, è un libro divertente che vi farà anche fare due risate!
Consigliato al 100%!! 😃

 

Il grande fiume: Vivere il Po

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Al circolo “Nautica” mi sono intrufolata abusivamente un pomeriggio assolato e caldo di fine aprile, per scattare qualche foto.
In fondo per noi “popolo della bassa padana” il fiume Po non è solo quel maleodorante, sporco, grigio, pieno di zanzare, schiumoso corso d’acqua, ma è molto di più..
Qualcosa ci lega a lui, sarà il paesaggio, i pioppi che si intravedono sull’altra sponda, le creature spaventose che ( pare ) popolino il suo letto o chissà cos’altro, ma sta di fatto che seppur snobbandolo in fondo lo amiamo..

 

Un signore a bordo del suo Kayak mi passa vicino ed io mi giustifico dicendogli che sto soltanto scattando qualche foto e lui mi rassicura con un sorriso, rispondendomi che da lì non mi avrebbe certo cacciato nessuno..
Il popolo della bassa è così, chiuso, ermetico, introverso, sfuggente eppure orgoglioso del “suo” grande fiume.

 

 

Nasce negli anni 30 la “sede dei canottieri sermidesi” sulle rive del Po nell’area dell’attuale NAUTICA SERMIDE.
Costituita da alcune baracche ad uso ricovero barche e canoe si identifica come ritrovo ricreativo e dopolavoro per gli abitanti del luogo
Alla Nautica è possibile fermarsi per un attimo di relax o una chiacchierata tra amici, per sentire storie d’altri tempi dagli amanti del Po o per una gita sul grande fiume in kayak.
Il Fiume Po è famoso per la pesca di grossi esemplari di siluri. Turisti da tutta Europa si sfidano nella pesca di questo leggendario pesce durante tutto l’arco dell’anno.


 

 

Indossavo:
Top: Zara
Pantaloni: Mixeri’
Scarpe: Carmen’s
Cappello: Zara
Occhiali: Persol

 

I sogni di Pollicina

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” Se sogni da solo, rimarrà solo un sogno. Ma se sogniamo tutti insieme allora diventerà realtà.”
Rex Maughan

 

Sono piccole, deliziose, fatte di niente, un po’ di lana, uno scampolino imbottito, una gran chioma di fili arricciati, gambe e braccia di perline e quel gran sorriso tenero e birichino.
Sono le bamboline, fatine, streghette o ballerine di Silvia, una maestrina/fata, che racconta favole ai bambini e che proprio come loro vive in un mondo fatto di sogni e di improbabili personaggi che assomigliano proprio alle sue fatine!

 

Il destino ha fatto trovare sulla mia strada questa maestrina/sognatrice la cui vita non è stata troppo generosa .
Ma Silvia sempre col sorriso, con la sua forza e determinazione , e con le sue mani d’oro, è riuscita ( e riesce tutt’ora) ad essere vincente!

 
Le sue creazioni sono magiche e chi le riceve avrà un portafortuna unico e speciale!

 

 

Per me ha creato la bambolina ” Glitterina “, tutta glitter e lustrini ❤️
Se volete conoscere Silvia ed il suo mondo incantato la trovate su Facebook a questo link https://www.facebook.com/I-sogni-di-Poo-100450153342850/

Oppure su Instagram a questo link http://instagram.com/isognidipollicina

 

Calzature versatili e comode: le slip-on

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Le slip-on, le famose sneakers senza lacci, proposte per la prima volta da Vans negli anni ’80.
Pratiche e super comode, la moda le riscopre e le reinventa in mille proposte per questa stagione, ma anche per il prossimo autunno inverno.

 

La suola in gomma garantisce il comfort delle scarpe da ginnastica, ma i nuovi tessuti e le diverse fantasie la rendono una scarpa versatile e alla moda.

 

Così, questa scarpa prettamente sportiva, diviene un accessorio glam perfetto per un look da giorno nella classica versione in tela e chic per la sera nei materiali più preziosi ed elaborati.
Il modello classico si arricchisce di particolari fashion, come piccole borchie e applicazioni, la tela si alterna alla pelle liscia o pitonata.
La versione black and white, sobria e minimal si contrappone alla versione in glitter, scelta da tantissimi stilisti.
Via libera all’oro, all’argento, alle stampe animalier e al camouflage, ma anche a materiali metallizzati per un effetto super shining.

 

Si possono abbinare anche a mini abiti o maxi gonne. Non ami le scarpe basse? Niente paura: scegli la versione platform, che ti regala qualche centimetro in più slanciando la figura (QUI troverai le altre slip-on che ho indossato)
E pensare che non ero una fan di questa calzatura, mi sono dovuta ricredere, per la comodità e poi perché sono davvero glam!

 

Che dite? Promosse o bocciate?

 

Indossavo:
Jeans: Up jeans
Scarpe: Café Noir
Borsa: Nero Giardini

 

Dove e cosa mangiare a Napoli

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Napoli, la città del sole, del mare e del… Cibo!!
A Napoli si mangia ovunque e a tutte le ore!
Oggi voglio raccontarvi cosa ( e dove ) mangiare a Napoli.

Ho suddiviso in 5 cose che dovete assolutamente mangiare se venite a visitare questa meravigliosa città!

1- Al primo posto mettiamo lei, la regina indiscussa ed incontrastata : la pizza.
Molteplici sono le varianti: dalla classica margherita, alla pizza fritta ( che io non avevo mai mangiato e solo a pensarci ora ho l’acquolina!!) al calzone o alla “frusta”!
I posti più famosi e storici dove mangiarla ( anche se è buona praticamente ovunque) sono :
Antica Pizzeria Da Michele dal 1870
Pizzeria dal Presidente
Pizzeria Di Matteo
Pizzeria Sorbillo
Pizzeria Brandi

2- Spaghetti con le vongole (o ai frutti di mare)
E’ sicuramente uno dei piatti forti della cucina partenopea: parliamo dei mitici spaghetti con le vongole, o con i frutti di mare, che identificano il marchio della buona cucina napoletana quasi quanto la “mitica” pizza. Possono essere fatti in bianco o con un po’ di sugo, ma rappresentano sempre il miglior piatto di pasta della cucina partenopea.
Sul lungomare potrete trovare tantissimi locali che cucinano ottimo pesce.

3- La Sfogliatella
Napule tre cose tene e belle… “o mare “o ‘Vesuvio e è sfugliatelle.
È senza dubbio uno dei dolci più tipici della tradizione napoletana. Esiste tradizionalmente in due varianti di base, la riccia se preparata con pasta sfoglia oppure la frolla, se preparata con la pasta frolla.
Rigorosamente calda e con lo zucchero a velo spolverato sopra qualche attimo prima di essere servita. Così va mangiata la sfogliatella, erede di una tradizione centenaria e diventata uno dei simboli di Napoli. Ma i luoghi storici dove assaporarla sono solo alcuni.
Pintauro –  Via Toledo, 275
Scaturchio –  Piazza San Domenico Maggiore, 19
Pasticceria Attanasio – Vico Ferrovia, 2
Carraturo – Porta Capuana, 97

4- Il Casatiello
Altro fiore all’occhiello della tradizione culinaria napoletana è senza dubbio il casatiello. Si tratta di un rustico tipicamente pasquale, che si troverà di sicuro nei menù a Pasqua e a Pasquetta sia nelle case che nei ristoranti. Il casatiello è una torta salata a base di moltissimi ingredienti come farina, lievito, acqua, sale, pepe, sugna (in italiano strutto), uova sode, salame, formaggio e cigoli (o ciccioli) di maiale. Non proprio leggero è molto buono e lo si può trovare nelle migliori gastronomie o su ordinazione.

5- Street food ( Cibo di strada )
A Napoli c’è una lunga tradizione di cibi di strada, di cibi da asporto da comprare e consumare a casa o per strada, avvolti nei classici “cuoppi” o in pacchetti di carta o semplicemente nei fogli di leggera velina alimentare. Frittatine di maccheroni, paste cresciute o arancini di riso in bianco con la provola o rossi con salsa carne e piselli, o i crocchè di patate con i latticini all’interno, o le tante pizze fritte, le montanare e chi più ne ha più ne metta. Napoli è piena di friggitorie dove si trova anche il pollo allo spiedo, locali pieni di cibo da portare via e mangiare per strada.
Ah e poi ovviamente non dimentichiamoci il caffè!! A Napoli il migliore del mondo!

Che dite, vi ho convinte a fare un salto a Napoli ? ❤️

 

Ballerine lace up

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COME ABBINARE LE BALLERINE LACE UP? 

Anche note semplicemente come ballerine con i lacci, le ballerine lace up sono uno dei modelli più in voga del momento.
Come si abbinano?

Ormai da qualche stagione, le ballerine lace up (dall’inglese lace up allacciare ) sono di grande tendenza. A partire dalle iconiche ballerine con i lacci di Miu Miu, sono state create ballerine stringate in tante varianti differenti, sia dai brand del lusso che da quelli del low cost. Le ballerine allacciate alla caviglia sono un vero e proprio must have!

Questa tipologia di ballerine si presta alla creazione di outfit casual e pratici, per la vita di tutti i giorni, ma si possono indossare anche per quel che riguarda look più ricercati e chic.

Uno degli abbinamenti in assoluto più versatili, con cui andare sul sicuro, è quello che prevede le ballerine con i lacci e i jeans. Che siano essi skinny, boyfriend, mom o a sigaretta, si prestano ad essere indossati con le lace up .
Inoltre con il jeans, possiamo osare con ballerine colorate!

 

So che a molti di voi le ballerine non piacciono, ma questa versione con i lacci secondo me non è poi così male, che dite?

Buon lunedì ❤

 

Indossavo:
Camicia: Gaudi’
Jeans: Up Jeans
Zaino: Gabs
Scarpe: Café noir

 

Crostata vegana di fragole

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È da parecchio che non posto sul blog la ricettina di un dolcetto.
Oggi lo voglio fare con la ricetta di una crostata vegana con marmellata di fragole e fragole fresche  a pezzi.

Ho usato la marmellata di fragole che ho fatto io l’anno scorso (l’ultimo vasetto della stagione!) ed ho apportato qualche modifica alla ricetta originale.
Come potrete vedere dalle foto, la torta non è perfettamente rotonda ma ha una forma “irregolare”! Questo è dato dalla difficoltà che ho avuto nello stendere l’impasto ed ho capito che probabilmente avrei dovuto aggiungere un po’ più di latte di soia, se a voi succede potete tranquillamente aggiungerlo.
Questa è una torta sicuramente salutare non contenendo uova, burro, latte o zucchero bianco, leggera ed adatta alla colazione.

Se volete vedere le altre mie torte vegane le trovate QUI, QUI e QUI.
Buon appetito ❤

 

 
Ricetta:
150 grammi di farina ( che io ho sostituito con farina integrale)
250 grammi di farina di grano saraceno ( che io ho sostituito con quella di farro )
1/2 bustina di lievito
Un pizzico di sale
Un pizzico di cannella
La buccia di un limone grattugiata

Amalgamare questi ingredienti e a parte unire

50 grammi di zucchero di canna
45 grammi di olio di semi
45 di latte vegetale ( io ho usato latte di soia alla vaniglia)

Amalgamate questi ingredienti ed aggiungeteli ai secchi impastandoli.
Lavare e tagliare le fragole a pezzetti, creare la base della crostata con una parte dell’impasto, ricoprire la base con la marmellata di fragole, aggiungere le fragole a pezzi e premerle sulla base, ricoprire con il rimanente impasto e pressarlo un po’.
Infornate a 180 gradi per 30 minuti circa.

 

 

E come dice colei che mi ha dato la ricetta: fate raffreddare prima di divorarla!

 

Le 12 cose da vedere a Napoli

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Napoli, la città dove tutto è possibile.
Una città dove l’arte barocca si mescola alla modernità, una città pittoresca, dai mille colori e sapori, una città unica al mondo.
Difficile riassumere le cose da vedere, ma se non avete molti giorni a disposizione vi consiglio le mete da vedere assolutamente nella città partenopea.

 

Spaccanapoli
Spaccanapoli è la strada che va dai Quartieri Spagnoli al quartiere di Forcella, tagliando in linea retta la città di Napoli. Il nome si comprende salendo sopra San Martino e osservando dall’alto come questa strada tagli in due il cuore della città.
Quest’arteria ha origini antichissime: è infatti uno dei tre decumaniin cui i romani, basandosi sulla costruzione greca, organizzarono la città. Passeggiando per Spaccanapoli si attraversa la millenaria storia della città. Qui non ci sono solo i palazzi antichi, le chiese, ma anche le leggende e gli inconfondibili odori della cucina napoletana. Non stupitevi di nulla: lungo il percorso di Spaccanapoli potrete incontrare splendide chiese e artisti-artigiani o abusivi che vendono di tutto. Da un po’ di anni piccoli hotel e bed and breakfast sono sorti lungo il percorso, permettendo ai turisti di vivere Napoli proprio come fanno i napoletani. Non c’è un luogo della città che potrà raccontarvi meglio l’anima di Napoli.
Spaccanapoli non è una cartolina turistica: è Napoli.

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Cappella Sansevero e Cristo Velato
Il Cristo velato è una delle opere più affascinanti e misteriose che si possono vedere a Napoli. Si racconta che il velo di marmo sul corpo del Cristo, sia in realtà un velo in tessuto, trasformato in roccia grazie ad uno speciale liquido inventato dal sinistro Principe di San Severo, illustre alchimista.
Molti, invece, sostengono che il sorprendete effetto sia tutto frutto del talento di Giuseppe Sanmartino, lo scultore che realizzò il Cristo velato. Il ritrovamento di una stanza segreta e di alcune macabre opere, visibili nella Cappella San Severo, hanno contribuito a dare al Principe e al Cristo velato un’aura di mistero. La Cappella merita una visita non solo per il Cristo ma anche per le altre opere presenti in questo piccolo gioiello nascosto tra i vicoli di Napoli: un luogo ricco di simboli esoterici e religiosi.

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Museo Archeologico di Napoli
Oggi è uno dei più importanti nel mondo per la quantità delle opere che custodisce.
Il Re Ferdinando IV intendeva creare a Napoli un imponente istituto per le arti e, a distanza di oltre due secoli, si può dire che le sue ambizioni siano state realizzate. Il Museo Archeologico, oltre a contenere i ritrovamenti degli scavi di Pompei, ospita reperti dell’età greco-romana, le antichità egizie ed etrusche della collezione Borgia e le monete antiche della collezione Santangelo. Da non perdere il “Gabinetto segreto” che raccoglie affreschi e sculture antiche dedicate al tema dell’erotismo.

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Plebiscito e Palazzo Reale di Napoli
Se c’è un luogo simbolo di Napoli, questa è Piazza del Plebiscito. Nel corso dei secoli si è trasformata da semplice largo di campagna a luogo di raccolta dei napoletani: qui si svolgevano i tornei medievali e le “cuccagne” dei Borbone per tenere buono il popolo.
Liberata dalle auto è luogo di passeggio dei napoletani e dei turisti venuti ad ammirare la sua grandezza e i due gioielli: il neoclassico colonnato della chiesa di San Francesco di Paola e il Palazzo Reale. Quest’ultimo fu costruito alla fine del 1500 quando la notizia della possibile visita del Re Filippo III a Napoli creò una certa agitazione. La capitale del Viceregno, infatti, non aveva luoghi per ospitare l’uomo più potente del mondo. Dopo infiniti ripensamenti, il viceré don Fernando, ordinò la costruzione di una residenza per l’illustre ospite. Il Palazzo Reale fu commissionato a Domenico Fontana nel 1600, che lo consegnò dopo solo due anni, anche se non completamente finito. Peccato però, che il capriccioso Re Filippo III cambiò idea senza avvisare: rimandò la sua visita a Napoli a data da destinarsi.

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Napoli Sotterranea e Galleria Borbonica
Per secoli, dal profondo ventre di Napoli, è stato ricavato il tufo per costruire la città di sopra. La città di sotto, quindi, nasconde un fitto intrigo di anfratti, grotte e cunicoli che raccontano una storia parallela alla vita della Napoli in superficie.
La città sotterranea è servita ai napoletani in molti modi: da rifugio durante i bombardamenti a fonte di acqua, da discarica a luogo in cui si nascondevano i delinquenti. Negli ultimi decenni è in corso un recupero ampio della Napoli Sotterranea che oggi potete visitare su due percorsi principali: da Via dei Tribunali si accede al percorso classico che attraversa l’acquedotto greco-romano, rifugi antiaerei, il Museo della Guerra, orti sotterranei e la Stazione Sismica “Arianna”.

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Museo di Capodimonte a Napoli
Nel 1738 Carlo di Borbone decise di trasformare la sua residenza di caccia nel bosco di “Capo di monte” in una Reggia – Museo dove ospitare la Collezione Farnese ricevuta da sua madre. In effetti, ancora oggi, passeggiando per le ampie sale del palazzo sembra che la famiglia borbonica sia uscita di casa un attimo prima del nostro ingresso.
Il museo occupa tre piani: al primo piano c’è l’Appartamento storico e la ricca collezione farnesiana con opere di Tiziano, Masaccio, Botticelli, Raffaello, Guido Reni, Brueghel il Vecchio, Andrea del Sarto e molti altri. Al secondo piano c’è la galleria con opere dal 200 al 700: Ribera, Goya, Pinturicchio, Vasari, Mattia Preti, Ribera e la straordinaria “Flagellazione di Cristo” di Caravaggio. Al terzo piano è esposta la collezione di opere dell’Ottocento e di arte contemporanea con capolavori di artisti di fama internazionale: Andy Warhol, Mimmo Jodice, Alberto Burri, Mario Merz, Joseph Kosuth, Enzo Cucchi, Michelangelo Pistoletto.

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La metropolitana di Napoli
Può sembrare davvero singolare che in una città ricca di storia come Napoli le stazioni della metro siano inserite nella lista delle cose imperdibili. Si pensa questo fino a quando non si mette piede in una delle stazioni delle Linee 1 e 6, un vero museo di arte contemporanea.
Il percorso può partire dalla nuova Stazione Garibaldi che si unisce alla Stazione Centrale di Napoli. Qui, l’urbanista francese Perrault ha progettata una stazione con scale mobili sospese in cui prevale il vetro e l’acciaio. Si giunge a Università, dove l’architetto egiziano Rashid si è ispirato ai linguaggi digitali con una straordinaria scultura chiamata “Sinapsi”. Dopo c’è Municipio e poi Toledo, considerata da molti la più bella stazione d’Europa. Con l’opera Relative light di Robert Wilson è illuminata da straordinari giochi di luce sulla gamma cromatica degli azzurri. Da non perdere anche Dante, Museo, Materdei e le successive. Più di 200 opere di artisti contemporanei da ammirare con un biglietto della metro. Un percorso unico nel mondo, da non perdere.

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Il Duomo e il Tesoro di San Gennaro
Lungo l’ottocentesca via Duomo compare maestosa la facciata del Duomo di Napoli, luogo deputato principalmente al culto di San Gennaro. Ricco di cappelle di potenti famiglie napoletane, il Duomo è abbellito dai dipinti di Luca Giordano che raffigurano gli Apostoli, i Padri e i Dottori della Chiesa.
Il Duomo e il Tesoro di San Gennaro
Per i napoletani, il Duomo è prima di tutto il luogo dove c’è la Cappella e il Tesoro di San Gennaro. A ribadire che il legame dei napoletani con San Gennaro va ben oltre la semplice devozione per il Santo Patrono. E’ un sentimento viscerale e condiviso, che nel corso dei secoli ha superato divieti e restrizioni, rafforzandosi sempre più. Nonostante San Gennaro sia considerato dalla chiesa un santo di “Serie B”, non lo è per i napoletani.

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Via San Gregorio Armeno
Via San Gregorio Armeno è una strada del centro storico di Napoli, celebre turisticamente per le botteghe artigiane di presepi.
Oggi via San Gregorio Armeno è nota in tutto il mondo come il centro espositivo delle botteghe artigianali qui ubicate che ormai tutto l’anno realizzano statuine per i presepi, sia canoniche che originali (solitamente ogni anno gli artigiani più eccentrici realizzano statuine con fattezze di personaggi di stringente attualità che magari si sono distinti in positivo o in negativo durante l’anno).
Le esposizioni vere e proprie cominciano nel periodo attorno alle festività natalizie, solitamente dagli inizi di novembre al 6 gennaio.
Tipica di via san Gregorio Armeno è il sontuoso campanile dell’omonima chiesa che si affaccia sulla strada, il quale si innalza sopra il livello della stessa. Il campanile funge da cavalcavia di connessione tra i due conventi (chiesa e monastero) dedicate a san Gregorio Armeno.

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Lungomare di Mergellina
Mergellina è una zona della città di Napoli, nel quartiere Chiaia, che si estende tra il largo Sermoneta e la Torretta, lambendo Piedigrotta e la riviera di Chiaia.
Celebrata nei secoli per la sua bellezza da pittori e poeti, la zona è stata completamente modificata dalle colmate che hanno avanzato la linea costiera nella seconda metà del XIX secolo, trasformando l’antica via Mergellina, che correva lungo la riva del mare a partire dalla riviera di Chiaia, in una strada interna su cui affacciarono i nuovi palazzi di stile eclettico del viale Elena (oggi viale Gramsci).

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Maschio Angioino
Castel Nuovo, o anche Maschio Angioino, è uno storico castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli.
Il castello domina la scenografica piazza Municipio ed è sede della Società napoletana di storia patria e del Comitato di Napoli dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano. Nel complesso è situato anche il museo civico, cui pertengono la cappella palatina e i percorsi museali del primo e secondo piano.

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Castel dell’ovo
Il castel dell’Ovo è il castello più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope.
A causa di diversi eventi che hanno in parte distrutto l’originario aspetto normanno e grazie ai successivi lavori di ricostruzione avvenuti durante il periodo angioino ed aragonese, la linea architettonica del castello mutò drasticamente fino a giungere allo stato in cui si presenta oggi.
Il suo nome deriva da un’antica leggenda secondo la quale il poeta latino Virgilio ,che nel medioevo era considerato anche un mago, nascose nelle segrete dell’edificio un uovo che mantenesse in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli.
Durante il XIV secolo, al tempo di Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo parziale dell’arco sul quale è poggiato e, per evitare che tra la popolazione si diffondesse il panico per le presunte future catastrofi che avrebbero colpito la città, la regina dovette giurare di aver sostituito l’uovo.


Via delle Volte e il Mandolino: alla scoperta di Ferrara

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“Priva di marciapiedi, il ciottolato pieno di buche, la strada appariva anche più buia del solito. Mentre avanzavamo quasi a tentoni, e con l’unico aiuto, per dirigerci, della luce che usciva dai portoncini socchiusi dei bordelli”
Così la descrive Giorgio Bassani, nel suo capolavoro Il giardino dei Finzi-Contini.

 

Via delle Volte si trova nel centro medievale di Ferrara e prende il nome dai numerosi archi e passaggi sospesi che la attraversano.
La suggestiva fuga di archi risale soprattutto ai secoli XIII e XIV, ma il tracciato rettilineo della strada, che inizia ad ovest con via Capo delle Volte e si conclude ad est confluendo nella via Coperta (anche se oggi il percorso è interrotto), risale al più antico sviluppo urbano che costeggiava il Po di allora, prima che deviasse nel 1152. Un tempo non molto lontano era nota anche come la via delle prostitute, e alcuni detti popolari ancora vi fanno riferimento. Oggi tuttavia di questa sua antica funzione non è rimasto nulla, se non una certa atmosfera che ancora vi si respira.

 
Ma nel cuore di Ferrara, in pieno quartiere medievale di Via delle Volte, c’è un’insegna che segnala questa caratteristica trattoria “Il Mandolino” condotta con amore dalla signora Afra (vera figlia d’arte) mamma Noemi infatti ha gestito per anni una storica trattoria.
Caratteristica del locale è la miriade di oggetti, quadri, fotografie e bigliettini lasciati dagli innumerevoli ospiti, anche famosi, che passati di qui hanno voluto testimoniare il loro apprezzamento per l’ospitalità ricevuta.
L’atmosfera accogliente e un po’ rustica, fa da contorno agli intensi profumi di una cucina autenticamente casalinga, fatta di sapori a volte dimenticati che qui ritrovano la loro giusta dimensione: pinzini fritti e salumi del territorio, lasagne verdi, cappellacci e cappelletti, arrosti e salama da sugo, tenerina e budino all’amaretto.

 

 
Se passate a visitare questa città d’arte ( di cui vi ho parlato anche QUI ) vi consiglio di fermarvi in questo ristorante, non ve ne pentirete assolutamente!

Buon fine settimana e Buona Pasqua a tutti voi !

 

 

 

Fashion Connection Lounge

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Lo scorso 4 Marzo si è svolta a Roma la terza, attesissima edizione del Fashion Connection Lounge di StyleBook, manifestazione dedicata alla valorizzazione dei giovani talenti del fashion design.
L’evento, tenutosi nella famosa location dell’Os. Club di Roma, zona Colle Oppio, è stata caratterizzata da una presenza interamente femminile, grazie alle otto stiliste che a “suon di stoffe, sfumature e tacchi” hanno sfoggiato le loro creazioni davanti ad una platea gremita ed entusiasta. Numerose le blogger intervenute che, al termine di ogni mini-show in passerella, hanno potuto soddisfare le loro curiosità intervistando personalmente le designer.

Le otto creatrici di moda, seguite artisticamente da Federica Bernardini ideatrice di una sfilata di moda inusuale, originale, costruttiva, basata sul confronto tra stiliste ed appassionate di moda, si sono ispirate al concetto del Tao (letteralmente la “Via” o il “Sentiero”), uno dei punti cardine della storia del pensiero cinese. Si tratta di un termine di difficile traduzione, inizialmente volutamente concepito come una potenza inesauribile che sfugge a qualunque tentativo di definizione. Si può quindi tentare di definire il Tao come l’eterna, essenziale e fondamentale forza che scorre in perenne movimento attraverso tutta la materia dell’Universo. E proprio questo sembravano esprimere le collezioni che si sono susseguite (le designer erano Myriam Lo Prete, Valentina Pagliacci, Pinda Kida, Harriet Lind, Emanuela Zanchetta (Ela), Maria Cristina Vespaziani, Lucrezia Rinaldi e Marcella Milano): un andirivieni di idee, progetti, sogni, speranze ed aspettative, culminate con la curiosità garbata ed insaziabile delle giovani blogger presenti.

A rendere ancora più emozionante, se possibile, è stata la partecipazione come presentatrice, della ballerina Elena Travaini, affetta da una grave disabilità visiva e diventata nota al grande pubblico per la sua partecipazione come ospite a Ballando con le Stelle 2016. La sua presenza ha portato in scena una ventata ancora più forte di positività, grinta, tenacia, coraggio… tutte doti fondamentali per persone che vogliono emergere, cullare i propri sogni e costruirsi sulle proprie abilità.
Fashion Connection Lounge è un format ideato da StyleBook, social network della moda e associazione culturale attiva nel favorire l’incontro e la collaborazione tra artisti ed operatori appartenenti a campi creativi diversi, con particolare attenzione alla moda, al design e alla fotografia.
Sulla passerella si sono ammirati i Bijoux di Harriet Lind, interamente realizzati con materiali di riuso grazie ad una grande capacità manuale di riadattare e trasformare la materia; i mix tagli classici con forme e colori di ispirazione orientali di Valentina Pagliacci, designer dotata di una grande armonia visiva, stilistica e culturale. E’ stata quindi la volta di Pinda Kida, con i suoi tessuti pregiatoi e le sue stampe vivaci, nonostante il nero ed il bianco abbiano comunque “spadroneggiato”. Myriam Lo Prete, affascinata dalle culture e dai popoli stranieri, ha presentato la collezione Reborn, ispirata al folk coreano e ad uno shooting del noto fotografo Paolo Roversi. I contrasti dei tessuti esaltano ed avvolgono il corpo con sovrapposizioni leggere e geometriche. Con Emanuela Zanchetta (detta Ela) viene sdoganato il tessuto felpato anche per la sera! Assolutamente al passo con le nuove tendenze, la stilista mostra la sua passione per la moda nel tocco di rosso che ha contraddistinto tutto il suo defilè.

Appassionata di moda fin da bambina, Maria Cristina Vespaziani ha presentato una capsule collection dedicata ad una donna libera e indipendente, che lascia il suo segno attraverso i suoi abiti, realizzati con materiali preziosi e con forme originali e completati dall’utilizzo di bigiotteria in pietre dure. Lucrezia Rinaldi ama unire tradizione e innovazione, presentando una collezione Eye X Ray, ispirata alla capacità dei raggi X di vedere oltre rispetto agli occhi. A Marcella Milano piace stupire! Ha presentato la nuova collezione Peace, per la quale si è avvalsa di pregiate fashion bags ispirate all’antica filosofia cinese dello Ying e Yang, per donne pratiche, eleganti o retrò, sempre uniche e speciali. Una collezione esclusiva in cui i colori, le linee e l’eleganza si fondono in un equilibrio perfetto.
Insomma una serata dai molti profumi ed assolutamente da vivere!

Un ringraziamento a tutto lo staff per l’invito a partecipare a questo evento!

 

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